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Le pippe mentali dell'Aspirante Disoccupato

Posted by disoccupatirai on nov 12, 2010 in Senza categoria

Andiamo per gradi: anzitutto mi scuso per la lunga assenza. Il nuovo Splinder, quasi incomprensibile, e lo smarrimento della mia password hanno contribuito notevolmente a diminuire la già poca voglia di gestire questo blog che è sempre più inutile, data la scarsa voglia dell'essere strisciante che sta scrivendo ora di continuare a fare le pulci a un sistema che in fondo di pulci non vuole sentirne parlare (giustamente) ma non riesce nemmeno a comprare un prodoto antipulci per eliminarle definitivamente.

Comunque, mi resta una mail da evadere, e la evado anche se in ritardo.
Mi domanda l'ennesimo aspirante Disoccupato (o Disoccupata, non so se sia maschio o femmina perché non si è nemmeno firmato/a…) in procinto di presentare materiale per la selezione al Corso Rai come si scrive una scaletta. E me lo domanda con questo messaggio:

Ciao, avrei bisogno di una informazione, se possibile.

Riguarda il materiale richiesto nel bando di concorso per il corso Rai/Script: la scaletta.
 

Avrei un dubbio a riguardo: a seconda delle fonti – reperite anche in rete - ho trovato una gran cofusione tra definizioni e indicazioni, contradditorie tra loro soprattutto nelle distinzioni tra scaletta e scalettone.
 
Che tu sappia, quanto devono essere approfondite le descrizioni delle scene perché una scaletta sia considerata corretta e quindi accettata ai fini concorsuali?
È sufficiente una descrizione approssimativa, anche omettendo particolari importanti al fine della narrazione, oppure accettano anche se (o è necessario che sia) dettagliata?

Gli esempi proposti sul sito non mi hanno aiutato, mi sembra abbiano diversi gradi di definizione e questo aumenta il mio dubbio.

Ti ringrazio per la tua cortese attenzione.


Anche se sono in ritardo, mi premuro di rispondere perché questa domanda mi dà modo di parlare di un grave problema che attanaglia l'Aspirante Disoccupato Sceneggiatore: il continuo riempirsi di seghe mentali sulla tecnica.
Da non confondersi con le sacrosante seghe mentali sulla Struttura, i Personaggi, il loro Arco di Trasformazione, e tutto quello che un Aspirante Sceneggiatore potrebbe incontrare nella sua vita di Disoccupato, o pure di Occupato, in qualche caso. Eventualità rara, ma non impossibile.
Le seghe mentali elencate qui sopra sono auspicabili. magari a un certo punto è bene lasciarle da parte e cominciare a scrivere, altrimenti quando la finite, 'sta sceneggiatura?
Le seghe mentali sulla tecnica a cui mi riferisco sono banali seghe mentali di presentazione del lavoro.
Come faccio a predispormi una pagina di sceneggiatura? Quanta distanza ci deve essere dal margine al campo di dialogo? Devo scrivere prima INTERNO o prima il luogo? Cosa si intende per cartella 30 x 60?
Ecco, le seghe mentali che attanagliano la vita dell'Aspirante Sceneggiatore.
E tra queste rientra senza ombra di dubbio LA SCALETTA.

Come scrivo la scaletta?

Allora. In linea generale. La scaletta, è bene ricordarlo, non è uno strumento di valutazione di presunte capacità. La scaletta non valuta nulla, a parte la capacità dello sceneggiatore di dividere il suo lavoro per punti e centrare gli avvenimenti della scena. In genere una scaletta è strettamente personale. Lo sceneggiatore se la può gestire come gli pare, perché non la deve consegnare a nessuno. Per dire, se mi trovassi davanti una scaletta in un concorso dove ogni tanto mi capita di leggere soggetti e sceneggiature. sarei pronta a far assaggiare il veleno dei miei denti al disgraziato che me la invia.
Insomma, le scalette non hanno una forma precisa. Devono essere FUNZIONALI a voi e al vostro lavoro.
Non è detto, naturalmente, che in alcuni ambiti non vi siano richieste. Se per esempio state seguendo un corso e il vostro insegnante vuole capire che direzione prende la storia di cui avete presentato idea e soggetto di massimo tre pagine, la scaletta gli potrebbe essere utile per capire come andrete a sviluppare l'intreccio. Ma non vi potrà valutare sulla vostra capacità di scrivere una scaletta, perché se l'insegnante è uno sceneggiatore sa bene che la valutazione del potenziale reale di una storia non parte dalla vostra capacità di dividere le sequenze per punti.
Sulla lunghezza, poi, fate un po' come cavolo vi pare.Quando preparai le mie scalette per il corso RAI credo di avere raccontato tutte le scene dettaglio per dettaglio. E sono ancora viva. Vegeto, non faccio la sceneggiatrice, ma nessuno mi ha mai chiesto il conto delle mie scalette.

Ora. E' giunto il momento di svelare l'arcano: perché Audino chiede scalette di film e puntate di serie televisive in fase di preselezione?
Sicuramente non è per preselezionare in base alla capacità di scalettare. Perché pur non essendo uno sceneggiatore, sa bene anche lui che la scaletta non significa nulla e che quello che conta è il vostro materiale. Quello in cui in teoria dovreste avere dato il meglio di voi o perlomeno sputato un po' di sangue.
Allora perché Audino chiede scalette?
Ve lo dico fuori dai denti. Se voi aprite uno qualunque dei numeri di SCRIPT (che vi consiglio, tra l'altro, quando avete bisogno di esempi di scalette: se quella modalità ha dignità di stampa, non si vede perché non possiate beceramente imparare a scrivere seguendola pedissequamente. Se invece vi è chiaro che la scaletta è personale, siate pure anarchici) arriverete a un articolo che analizza  minuziosamente un film o una puntata di una serie e dove è presente la scaletta del film o puntata che sia.
Ora, fatevi la domanda: chi avrà mai scritto quelle scalette? Vi siete dati la risposta? Bravi. E' quella giusta.

Abbiamo esaurito le domande sulla forma corretta della scaletta? Perché qui devo passare ad altro, e cominciare una ricerca puntigliosa sul Corto in Bra. Ne parleremo. Appena avrò materiale sotto mano ne parleremo.

La Vostra Affezionatissima Vipera di Quartiere

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Mille scuse…

Posted by disoccupatirai on gen 31, 2010 in Senza categoria
… a due utenti che volevano ‘abusare’ delle fotocopie del Mckee e hanno fatto richiesta, presumo, a ottobre 2009.
Per una volta tanto la Vipera è costernata per il ritardo della risposta (immagino che servisse per le selezioni dei prossimi disoccupati che frequenteranno il Corso Rai, giusto?), ma ho letto entrambe le richieste solo oggi, a causa di un brutto problema tecnico.
Splinder ha cambiato da qualche mese la pagina da cui si accede al blog, e io sto usando ancora quella vecchia, più comoda e meno fastidiosa, ma da cui non posso leggere i messaggi privati.
Sono arcisicura che i due utenti in questione si saranno procurati il Mckee in altra maniera, ma d’ora in poi, se ci fossero ritardi nella risposta ai messaggi privati, avvertitemi anche nei commenti del blog.
E se volete bestemmiare contro qualcuno, possiamo fare un bel coro contro splinder, tutti insieme.
La votra affezionatissima nonché costernata Vipera di quartiere

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Cosa volevi fare da grande?

Posted by disoccupatirai on gen 31, 2010 in Senza categoria
Sta circolando in questi giorni un video in cui un giovane autore (o almeno così pare, considerando che fa parte anche dei 100autori…) ha intervistato insieme a una collega alcuni lavoratori dello spettacolo, ponendo una questione fondamentale.
A dire il vero, se la questione fosse stata posta a noi (dis)occupati Rai, avrebbe dovuto essere:’ a quale brillante carriera hai detto un no secco per venirti a infilare nel meraviglioso mondo dei disoccupati della sceneggiatura?’, ma nel video potete vedere una serie di occupati di lusso o persone che comunque vedranno la disoccupazione se e quando (perché il Governo può far fesso Rulli, ma a noi che spriziamo veleno da tutti i pori non ci frega) saranno stati completamente annientati fiction e cinema in tutto il territorio italiano, e che per il momento, la pagnotta, ce l’hanno.
Però fa sempre piacere, vedere che anche loro, in fondo, da bambini erano come noi. Sono proprio pochi, quelli che sapevano di voler fare il cinema da grandi. Forse uno.
Nessuno, a parte l’aspirante giornalaio, voleva fare un lavoro più o meno normale. Anche se non gli era molto chiaro che il giornalaio, i giornali,l li vende , e non passa il tempo a leggerli… Addirittura Rulli voleva costringere sua madre a diventare una fabbrica di bambini, MASCHI, per poter avere una squadra di calcio personale in cui giocare.
Ma il migliore, per la modesta opinione della Vipera, rimane Petraglia. Perché mantiene quella sua aria dell’uomo che c’è, ma non sa bene come c’è arrivato, che lascia trasparire ogni volta che lo si incontra in occasioni pubbliche.
Di Petraglia Sandro, sceneggiatore, raccontano disoccupati che lo hanno sentito parlare con un microfono in mano  o davanti, uscite geniali. Come quella volta che a una domanda ben precisa, ‘Come fa un giovane, oggi, a fare lo sceneggiatore?’, lui, vestito di un candore petragliesco, rispose ‘non credo sia difficile, oggi, fare lo sceneggiatore.  Per me è stato facile’. Erano gli anni ’70, e i suoi amici erano simpatiche persone che bazzicavano il mondo del cinema come Agosti, Rulli e Bellocchio.
Porello, di sicuro gli sono sfuggite le dinamiche del mondo negli ultimi 30 anni. Non possiamo fargliene una colpa. Come d’altra parte non possiamo certo fustigarlo se in piena riunione dei 100autori e in piena crisi pre-decreto ammazzacinema e fiction (il motivo per cui si trovava nel luogo dove è stato intrervistato dal giovane autore, ndr) è uscito con un’altra petragliata, tipo ‘non capisco: perché Mediaset dovrebbe rinunciare a produrre fiction, se è un’impresa che vuole guadagnare?’, e ha costretto Lusuardi a spiegargli che un’impresa ha come fine ultimo il maggior profitto con la minima spesa, e sebbene uno sceneggiatore qualunque, ossia non Sandro Petraglia, non se ne accorge dal suo compenso, la fiction costicchia.
Però, a Petraglia, lo perdoniamo. Troviamo adorabile quella sua espressione da ‘non so che ci faccio qui, però ci sono’, e ci commuove sentirlo dire che lui voleva fare qualcosa che riguardasse i viaggi, nemmeno lui sapeva bene cosa, però voleva viaggiare, da grande.
Se non ci fosse un Petraglia, la vita di noi Vipere sarebbe molto difficile. Magari sarebbe meno disoccupata, ma avremmo poco di cui ridere, senza petragliate.

 
E adesso, bando alle ciance: tocca a voi. Cosa avreste voluto fare da grandi, invece dei disoccupati Rai?

Io avrei voluto fare il Teletubby, però alla BBC mi hanno fatto sapere che i posti erano stati tutti occupati. Così mi sono rassegnata a vestire i panni da Vipera…

La vostra amichevole Vipera di quartiere

 
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Ma che bello!

Posted by disoccupatirai on gen 30, 2010 in Senza categoria
Hanno riaperto Sceneggiatori.com.
Forum incluso.

L’unico particolare è che adesso, per iscrivervi, dovete mandare agli ADM carta d’identità (la patente no, perché loro sono come Ryanair e non accettano documenti che non siano CI o passaporto. Quindi, se siete dipendenti del ministero, non pensate nemmeno di mostrare il vostro tesserino), il codice fiscale, un certificato che attesta che siete privi di pendenze penalil. Se poi vi presenta un socio SACT o un socio 100autori, meglio per voi.

Che aspettate? Iscrivetevi! Ci sono già i neofiti che vogliono sentire critiche sui loro capolavori, magari pubblicati su LULU, e appena non si sentono dire ‘ehi! Che genio! della sceneggiatura, abbiamo qui…’ si offendono.
Non vorrete perdervi questi spettacoli!

Ah, sì. Il 15 febbraio comincia il Corso Rai. Quest’anno, tra ricchi premi e cotillon, vengono messi in palio durante il primo mese 5 ambiti posti da corsista. Sette li hanno già scelti, ma a quanto pare gli altri erano così bravi che la selezione continuerà durante il primo mese del corso. Così, se va bene, è la volta buona che parte qualche coltellata. Speriamo di essere presenti per raccontarlo, ma se non ci saremo, ci auguriamo la collaborazione (va bene anche anonima) dei futuri disoccupati RAi.

Che altro? Beh, sì, c’è il blog della SACT, dove ormai gigioneggia Piripacchio senza remore o personalità abbastanza autorevoli per prenderlo a calci come merita.
Qualcuno si è accorto che sta per chiudere Un posto al sole, ma resterà il solito commentatore isolato, perché alla SACT, della soap e di quelli che ci lavorano, non gliene frega una fava. Mica è di competenza dei suoi dirigenti, la soap.

Dello sciopero non si parla più, tanto i 100autori hanno ottenuto quello che vogliono. Berlusconi faccia un po’ quello che vuole, col conflitto di interesse. A Rulli basta e avanza che qualche deputato gli dia retta. E muoia Sky con tutti i filistei.
Mi ricorda tanto qualcuno che anni fa disse ‘a noi non importa se lavoriamo per la destra o per la sinistra. L’importante è che ci diano retta’. Chi era costui? Ah, ecco.

Per ora le trasmissioni dalla terra della disoccupazione chiudono qui. Ma non disdegneremo di regalare altre buone parole a chicchessia, nei prossimi tempi. Quindi restate sintonizzati!

La vostra affezionatissima Vipera di quartiere

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Un paziente riassunto (parte prima)

Posted by disoccupatirai on ago 10, 2009 in Senza categoria

La vipera tornata nel mondo dopo aver atteso il caldo estivo sta facendo i conti con il modo di fuori. E, udite udite, pare che nel mondo dove ai Disoccupati Rai si sono aggiunti anche i Disoccupati del Centro Sperimentale (di Milano e di Roma: la disoccupazione non tira in ballo presunte superiorità basate sull’appartenenza geografica…), del Master della Cattolica, dell’ormai defunta scuola Mediaset e della Nuct , per tacere dei disoccupati laureati del DAMS, siano successe cose che voi umani non potete neance immaginare.

O forse sì, dipende dalla roba che vi fornisce il vostro pusher di fiducia.

Delle notizie estive abbiamo già parlato. Pare anzi che una finalista abbia sentito il dovere di difendere la sua posizione di lavoratrice onesta che non ha mai chiesto aiuti a nessuno, nemmeno al cugino di secondo grado che una volta faceva il portiere per la casa di produzione che a memoria di disoccupato ha pagato meno in assoluto un soggetto per una puntata di lunga serialità. La finalista in questione, anzi, si è distinta nell’ammirevole capacità di superare i test di volta in volta. Conoscete altre persone che hanno lavorato superando test? La vipera sì. Medita un elenco nei prossimi giorni, ma lo medita e basta: le confidenze degli amici che hanno solo passato test senza disporre di cugini di secondo grado uscieri di grandi case di produzione non hanno in sè quell’aura epica di cui è intriso il racconto della finalista in questione.

C’è però un enorme lavoro pregresso da fare.

Ci risultano, già a partiìre dallo scorso inverno, notizie piuttosto sconcertanti sui risultati del Premio Solinas 2008.

Spiace non avere la possibilità di rinviarvi a un qualunque link sul forum che tanto abbiamo amato nei nostri post precedenti, ma dopo aver appreso che il concorso in questione non sembrava poi troppo cristallino (si mormora tutt’ora nell’ambiente di una militarizzazione della Fandango, che qualche commentatore ha evinto, pare, dalla presenza in giuria di diversi giurati, dai curricula di alcuni finalisti e dalla presenza nelle pagine Facebook dei rispettivi individui di Annamaria Granatello come Facebookamica. Ora, io non vorrei dire, ma se domani la Vipera si iscrivesse a Facebook e chiedesse l’amicizia della signora inq uestione, le sarebbe accordata in un nanosecondo, e non credo che chicchessia potrebbe accusare la Vipera di avere goduto di favori personali dal Premio Solinas… anzi) i gestori del forum in questione si sono premurati di eliminare l’intero forum dalla faccia del web.

Ed è un peccato, perché la vera indignazione sarebbe dovuta scattare a premiazione avvenuta, ossia quando dal Premio fu eliminata una storia rea di essere già stata premiata in altro concorso nazionale (sacrosanto) ma non fu applicato lo stesso metro alla sceneggiatura vincitrice dell’edizione 2008 che al 30 giugno 2008 risultava tra le storie considerate dal Ministero meritevoli del fondo per lo sviluppo della sceneggiatura (la premiazione è avvenuta in data 11 novembre 2008).

Per chi non lo sapesse, lo Sviluppo Sceneggiatura viene erogato a sceneggiature presentate da una produzione. Il che significa che al momento dell’iscrizione al concorso, se non poco tempo dopo, la sceneggiatura in questione era già stata opzionata. 

E probabilmente sfugge ancora meglio ai più una clausola del bando del concorso in questione: le sceneggiature non devono essere ina lcun modo opzionate, pena l’esclusione dal concorso stesso. La clausola serve per mantenere l’anonimato delle sceneggiature fino alla premiazione.

Fermo restando, come al solito, che non si colpevolizza lo sceneggiatore che ci prova, perché nella condizione di disoccupati che ci perseguita siamo messi dal sistema stesso nella condizione di chiudere un occhio e magari entrambi davanti a un’etica che dovrebbe venirci spontanea e quindi partecipiamo (male che vada non andiamo in finale e abbiamo perso 120 euro… ), il problema è dell’organizzazione che almeno sulle sceneggiature e sui soggetti designati come finalisti non fa (o non vuole fare) un controllo, ma attende in panciolle che scoppi un casino non indifferente su un forum, scatenato dagli utenti evidentemente più avvelenati e incazzati perché in finale loro non ci sono andati.

Ci tengo a far notare che il motivo dell’incazzatura che muove gli utenti, quando supportato da fatti concreti, non inficia il risultato. Ossia: non è che se a lanciare un’accusa reale e concreta è uno che ha fatto indagini per accontentare la sua bile, l’accusa perde di valore. Semmai non si fosse capito, eh.

Poi, la vipera domanda e dice: non è che negli ultimi anni ci sia stato un proliferare di premi di sceneggiatura e di sceneggiature prodotte, con chissà quanti controlli da fare sui finalisti. Cosa ci vuole a fare un bel controllo su internet (come hanno fatto i principali accusatori, tra l’altro…) facendosi aiutare da quel meraviglioso motore di ricerca di nome Google, facendo un controllino incrociato di titolo e autore per verificare se, effettivamente, l’anonimato non è stato bypassato?

Sarebbe un toccasana per la credibilità del concorso, no?

Evidentemente però della credibilità non glienre frega più una fava a nessuno.

Si sta facendo una certa, e anche le vipere in ritardo di un anno meritano un po’ di riposo. Si continua nei prosimi giorni. Ci divertiremo a sputare veleno sul nuovo blog della SACT, sulla Publispei e su altri forum di sceneggiatura  e concorsi caduti nel dimenticatoio.

La vostra sempre più avvelenata

Radio Vipera

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Fiuggi Family Festival

Posted by disoccupatirai on ago 2, 2009 in Senza categoria

Sono mesi che al Vipera è in letargo, ma adesso che l’estate è inoltrata e il sole splende può uscire a scaldarsi su un bel sasso bollente.

Giusto in tempo per trovare notizie sull’ennesimo concorso fatto in casa che infesta il panorama della sceneggiatura italiana: il Fiuggi Family Festival.

Pare che da quelle parti si sia preso troppo alla lettera il concetto di concorso per famiglie, e che si siano fatti tutto in casa, lista dei finalisti inclusa, l’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano, la Lux Vide e la Fondazione Perseus.

Probabilmente sono tutta una serie di coincidenze giustificabili con l’aiuto della Divina Provvidenza, e nessuno di noi nutre iul minimo dubbio sul fatto che sia stata appunto la mano della Divina Provvidenza a mettere la signora Luisa Cotta Ramosino contemporaneamente tra i membri del direttivo artistico del concorso e tra i finalisti…

D’altra parte, nella terra delle vipere la Divina Provvidenza non esiste più dai tempi della cacciata dal Paradiso Terrestre,e  le vipere devono fare quello che devono fare per volere divino: essere nemiche delle donne.

E fidatevi, essere nemiche di certe donne non è un’impresa ardua.

La vostra affezionatissima

Radio Vipera

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Di nuovo la SACT…

Posted by disoccupatirai on gen 26, 2009 in Senza categoria

Stavolta si preoccupa dei giovani… Naturalmente a modo suo.
Poiché se ne discute già altrove, la Vipera cede il passo ad altri blog e si astiene dalla discussione. Però il resoconto della riunione non ve lo risparmio!





Cari colleghi,

mercoledì 21 alla SACT c’è stato l’annunciato incontro con sceneggiatori esordienti e non, interessati a discutere di problemi legati all’accesso al mestiere di sceneggiatore, di rapporti contrattuali con produttori e reti, di quelli deontologici tra colleghi.

 

Nel corso della serata si sono toccati molti punti dolenti del nostro lavoro, numerosi quanto i colleghi che affollavano la sala, e così disparati da confermarci nel proposito, già ventilato all’interno del direttivo, di lavorare a una sorta di “libro bianco” nel quale fotografare, attraverso le testimonianze dei colleghi, la reale situazione del nostro mondo lavorativo. Avere un’idea chiara di come stanno le cose è il primo indispensabile passo per trovare soluzioni. Prepareremo dei questionari che vi verranno fatti pervenire  e che potrete utilizzare, se lo vorrete, per aiutarci in quest’obiettivo.

 

Mercoledì,  grazie soprattutto ai colleghi più giovani, abbiamo incominciato ad avere un assaggio di questa fotografia dalle tante zone scure.  Le modalità degli STAGE sono state il primo problema segnalato: da momento formativo degenerano sovente in forme di sfruttamento del lavoro che, in alcuni casi, viene anche protratto nel tempo prolungando i tempi dello stage o reiterandolo. Il direttivo SACT ha rimarcato che la regolamentazione degli stage ricade sotto la normativa della legislatura del lavoro, quindi il tirocinante può incominciare a tutelarsi badando che modalità e tempi dello stage siano a norma di legge. E’ anche vero però che per un giovane al primo approccio con il mondo del lavoro non è sempre facile ottenere il rispetto delle regole, perciò la SACT dovrà riflettere in che modo garantire agli aspiranti/sceneggiatori stage corretti.

 

Si è poi parlato dei TEST, percepiti dai giovani come un onesto modo di accedere al lavoro grazie a una competizione basata sul merito, e dei quali si lamenta la mancanza di un’ informazione organica. In realtà i più esperti del direttivo ritengono che, al momento, i test effettuati in Italia (eccezion fatta per quelli della soap) , non abbiano un vero valore nella definizione del merito ma che, tutt’al più, servano a confermare team di autori già individuati in precedenza. Inoltre, viene fatto notare, l’informazione capillare di un test provocherebbe un’affluenza di candidati difficile da gestire da parte della produzione.  Alla fine della discussione sul tema si è comunque deciso che, nell’immediato,  quando la SACT verrà a conoscenza di un Test, si occuperà di darne informazione tramite il sito. Inoltre, anche in questo caso il direttivo prende atto di aspirazioni ed esigenze che dovrà valutare e alle quali dare risposte idonee.

 

Altro punto veramente dolente toccato è stato il lavoro al nero. E’ stato raccontato come esistono veri propri “appalti” di sceneggiature da parte di autori con troppo lavoro a colleghi meno fortunati che accettano di scrivere senza contratto e senza firmare. Una prassi che, ovviamente, la SACT condanna perché nociva al lavoro in generale e alla dignità individuale. Una prassi dove non ci sono vincitori ma solo vittime: l’autore “avido” che forse in passato ha tirato la cinghia e il collega che accetta di non esistere pur di infilare un piede in un mondo senza accessi. Ed ecco il problema. Il nostro presidente lo ha chiaramente sottolineato. Quello che non funziona è il nostro mondo del lavoro nel suo complesso, perché se è difficile accedervi è anche più difficile trovare accesso per le idee. Un mondo che viaggia su binari ristretti, dettati da criteri che non sono certo la qualità o l’innovazione. Dove un autore vale l’altro e dunque anche i compensi possono scivolare sempre più in basso.

 

Cesarano ha spiegato come la SACT abbia inizialmente ritenuto che un sindacato e un contratto tipo fossero la soluzione. Purtroppo, una volta formato il sindacato e studiato un contratto tipo, la nostra associazione ha dovuto rendersi conto che queste non erano condizioni sufficienti per costringere la controparte, i produttori, a sedersi a un tavolo di trattative. L’altra sera è stato chiesto a Daniele come la SACT pensasse di indurre l’APT a trattare e lui ha risposto che è proprio questa la domanda delle domande… La SACT ha scelto una strada considerando che se uno sceneggiatore per i produttori è intercambiabile, visto che la qualità nella fiction non è un obiettivo primario,  molto meno lo sono gli headwriters. Se gli headwriters sono coesi  nell’avanzare richieste è molto probabile che i produttori debbano ascoltarli. Se, attraverso gli headwriters come capofila, la categoria riesce a farsi ascoltare, tutti gli sceneggiatori riacquisteranno voce. Un passo per incominciare a cambiare i rapporti di forza nel sistema, per indurre i produttori a un tavolo per parlare di un contratto tipo capace di tutelarci, prima di tutto, nei compensi minimi. Compensi che stanno scivolando sempre più in basso. Altra nota dolorosa denunciata mercoledì.

 

La strada indicata dalla SACT, che auspica una nuova autorevolezza degli headwriters al fine di restituire centralità a tutta la categoria, ha spostato il dibattito sul rapporto tra headwriters e sceneggiatori.  Un rapporto spesso alterato dal fatto che gli headwriters non hanno il reale potere di scelta dei propri collaboratori, troppo spesso imposti dall’alto.  In un mondo ideale l’headwriter dovrebbe poter trattare il budget complessivo per la scrittura, scegliere i propri sceneggiatori (che comunque tratterebbero individualmente il proprio compenso con il produttore), difendendoli quando necessario, stabilendo con loro un rapporto di fiducia e aprendo di volta in volta uno spazio per sceneggiatori esordienti.  Nel mondo reale invece alcuni sceneggiatori vengono imposti e alcuni headwriters non sempre si comportano correttamente. Occorre sicuramente un Codice Deontologico che stabilisca delle regole di correttezza e un modo per farle rispettare. Anche su questo la SACT si è già impegnata e conta di redarre un Codice condiviso da presentare nel convegno progettato per la  primavera, insieme a una serie di richieste ai produttori e ai network.

 

I giovani colleghi presenti hanno ascoltato con interesse le strategie messe in atto dalla SACT e condiviso la necessità di un Codice Deontologico ma una loro osservazione mossa con energia ha  chiarito le loro priorità: occorre trovare concrete vie di accesso al lavoro. Un’indicazione che la SACT ha sicuramente colto e che non potrà ignorare nel prosieguo del suo lavoro.

 

Nel frattempo possono servire anche dei consigli spiccioli che tutti possono cercare di applicare:

- quando si accetta l’offerta di una stage stabilire con chiarezza quanto deve durare.

- evitare qualsiasi passaggio di materiale scritto se non c’è un contratto firmato.

- stabilire per contratto che un lavoro possa essere sottratto a uno scrittore e affidato ad un altro, solo se il primo autore ha percepito per intero la sua spettanza.

 

 E sarebbe comunque buona regola da parte dell’autore subentrante, fare una telefonata al collega uscente. Una piccola regola tratta da un codice universale: quella del rispetto reciproco.

 

La riunione è terminata con un’osservazione e un’ esortazione.

Il male di fondo del nostro lavoro sta nel fatto che siamo in un sistema che non cerca idee. Non  dobbiamo rinunciamo a fantasticare sulla possibilità di un sistema diverso, sulla possibilità di creare più spazi e una reale necessità di idee.

 

L’assemblea si scioglie con la precisazione che questo è stato solo il primo di una serie di incontri sui temi trattati.

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Il nuovo sito della Sact…

Posted by disoccupatirai on ott 2, 2008 in Senza categoria

… è finalmente on-line.

Siamo tutti arcisicuri che sarà un luogo di aggregazione, dove tutti gli aspiranti sceneggiatori si recheranno per avere informazioni sullo stato delle cose in Italia, e che tutti coloro che hanno subito soprusi d aquei cattivoni di produttori si precipiteranno a raccontare la loro storia terribile, certi di trovare un orecchio aperto alle lamentele.

Quindi, che apsettate, o disoccupati? Andate tutti in massa sul sito della SACT, e riempite il nuovissimo blog di commenti! Mi racomando, però: non vi accalcate come avete fatto nell’ultimo anno, che il forum della SACT cominciava a necessitare di un vigile urbano per regolamentare gli accessi…

Il sito si trova qui.

Radio Vipera

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Bando Rai-Script: qualche informazione utile

Posted by disoccupatirai on set 14, 2008 in Senza categoria
In questo periodo si leggono sporadiche richieste di aiuto da aspiranti disoccupati (ma chi ve lo fa fare?) che soi pongono più o meno queste domande:

  • cosa devo scrivere per essere preso in considerazione?
  • come si scrive un concept?
  • come si scrive una scaletta?
  • dove trovo il McKee?

Sono solo un campione tra le domande più frequenti, ma come campione mi sembrano significative. Per quanto riguarda il quesito fondamentale (c’è bisogno di raccomandazioni o anche un comune mortale ha possibilità dio accesso?), posso dichiarare senza paura di essere smentita, e possa cadermi la lingua biforcuta immediatamente se non è così, che le raccomandazioni non sono necessarie, almeno per le selezioni del corso. Infatti da qualche anno è stato adottato un sistema per cui i raccomandati vengono direttamente invitati ad accedere alle lezioni, intasando l’auletta B di Viale Mazzini 14 con la loro presenza e le loro domande ingombranti.
I 30 posti, di cui 12 per corsisti, sono riservati a chi supera le prove. E godono di un posto in prima fila.

Per quanto riguarda, invece, le domande di cui sopra, si può trovare un tentativo di risposta qui sotto:

  • la risposta al primo quesito è già inserita nel bando. Se siete allergici alla televisione e a una serata in compagnia del Dottor House preferite di gran lunga la compagnia di Ivan il Terribile, non provateci nemmeno. Se riuscite tranquillamente ad alternarli, potete farci un pensierino. Se siete videodipendenti e la vostra gionata è scandita dalle serie televisive di qualunque nazione, questo è il posto per voi. Però ricordate che essere in gardo di scrivere farsi di senso compiuto in italiano è fondamentale. Se siete videodipendenti analfabeti, astenetevi (certo, se siete analfabeti dio sicuro non potete leggere questo avvertimento. Però sarebbe il caso di trovare qualcuno in grado di leggervelo…)
  • La risposta al secondo quesito: un concept non è matematica, quindi non c’è una risposta univoca. Si puà però stabilire cosa non deve mancare al concept: l’idea, anzitutto, che deve essere scritta in modo accattivante e con un tono tale da far comprendere il tono stesso della serie (comica, trafìgica, thriller, noir…); i personaggi intorno a cui ruota la storia, l’ambientazione. Più siete convincenti nella stesura del concept, più possibilità avete di essere notati. Lascio un paio di link in cui si trova il fac-simile di un concept:
    http://www.comunicazione.uniroma1.it/Materiali.asp?IdLaurea=736&IdCattedra=2563&IdCorso=3328
    (vi consiglio di cercare tra i materiali dedicati alle serie giovanili); oppure http://www.lombardiacultura.it/lib/2020/BandoFiction_CSC_02_06.pdf (cercate l’esempio di concept, inq uesto caso Buffy, a pagina 6)
  • per recuperare l’esempio di qualce scaletta, conviene cercare qui, oppure sui vecchi numeri di Script cartacei, reperibili per chi è a Roma in Via di Monte Brianzo o alla Libreria del Cinema, dove li ho trovati l’ultima volta che sono passata, ormai mesi e mesi or sono. Per cortesia, se accedete ai materiali di cui sopra, siate furbi: scalettate film differenti!!! (possibilmente con struttura in 3 atti. Non è  necessario, ma è sempre utile…)
  • l’ultima volta che è stato avvistato, Story di Robert Mckee nella sua edizione in italiano si trovava alla Libreria del Cinema di Roma. Io comunque ne posseggo una fotocopia, e se vi trovate dalle parti di Roma ve la posso anche prestare. Le fotocopie, però, sono a carico vostro (e nonr acconattelo in giro che sennò mi arrestano…)

Questo è tutto, per ora. Comunque ora ticca a voi rispondere; siamo già tanti disoccupati e infelici, ma  a voi che avete un futuro diverso e più sereno davanti, ma chi ve lo fa fare?

Radio Vipera

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Roba da non credersi!

Posted by disoccupatirai on ago 22, 2008 in Senza categoria

Dopo due anni di latitanza si muove qualcosa.

Sembra che quest’anno, dopotutto, avrà luogo il Corso Rai Script per sceneggiatori televisivi.

Qui si trova il bando.

E come consiglia un utente di Sceneggiatori.com, non sprecatevi a mandare mail che nessuno risponde e il sito di Script è fermo da anni. Piuttosto adottate un Disoccupato Rai e fatevi spiegare come funziona la faccenda.

La vostra affezionata Vipera di quartiere

 

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